Jonathan Hair Stylist
Questione di gusto “
Aprile è un mese caldo se vuole, un po’ pensieroso. Le giornate sono lunghe e le sere umide. I mosconi ronzano viziosi nell’aria fruttata. No.
Nell’ atmosfera di paese, dove la campagna in primavera diventa di un verde sfrontato, e dove quei mosconi si schiantano contro le finestre e muoiono indifesi sotto il sole, è cresciuto Gionata. E in questa cittadina distrutta dai Greci nell’VIII secolo A. C., Rose, che comincia una storia, che mai fu così vera. Un fanciullo come tanti Gionata, con un nome importante di origini ebraiche che significa ‹‹dono di Dio››. I ragazzi sono pieni di sogni a quattordici anni, si sa, ma lui ne aveva uno bello grosso che riempiva le narici, la pelle, i vestiti, la sua casa di tanti, tantissimi capelli. Sì, capelli, e non erano i suoi: capelli di amici che andavano da questo giovane artista, che, con mani e forbici sicure, regalava ciuffi alla Elvis Presley. Gionata voleva fare il parrucchiere. La sua passione era stata dapprima un’ispirazione, sua musa la madre, ma pian piano aveva preso forma, divenendo fervore, capacità, genio. Divenendo negli anni anche scopa e paletta che passeggiavano all’unisono per la sua stanza, alla ricerca degli scarti di quell’estro rimasto su tutto il pavimento. Questa storia (vera) continua fino a diciotto anni finché qualcosa cambia. Cambiano i posti, le aspettative, i sogni si ingigantiscono ma le mani stavolta tremano. Tremano letteralmente dal freddo, dall’acqua gelida di diciassette saloni diversi, dove, adesso giovane e ambizioso, Gionata vuole imparare sul serio. Si sente però stretto, rimpicciolito in stanze ampie e luminose di saloni di classe che restano angusti nella mente e nella filosofia dei suoi insegnanti, che lui non solo non condivide, ma rifiuta categoricamente. Va via, va via diciassette volte.
È estate in Calabria; è, per l’esattezza, estate a Simeri Mare. Gionata passeggia a piedi nudi tra le case di mattoni e di cemento, sotto un sole aspro e brillante che crea qualche incantesimo. Dietro un recinto di ferro, infiorato da splendidi bouganville, intravede in un giardino una figura, che, lì sul momento, e sotto quel sole cocente di un agosto furioso, gli pare una creatura soprannaturale, umana solo nell’aspetto. Ha capelli lunghi e biondi, una veste bianca di stoffa leggera che però lascia intravedere solo le movenze delle braccia. La donna ha un’altra sagoma davanti a sé, girata di spalle; si avvicina ancora e vede tutto meglio: la fata ha delle forbici in mano e sta tagliando i capelli a qualcuno. Non so se trova il coraggio subito, ma suona per richiamare l’attenzione della donna, che, con un cenno leggero come il suo abito, gli indica di spingere il cancello. Entra e si salutano, si presentano, e Gionata, ancora drogato dal sole e da quelle mani, le chiede cosa faccia. Lei è un’importante hairstylist di Milano, da quelle parti, dove sono più facili gli inglesismi che danno immediatamente un tono a tutto, si dice così. Le chiede di poterla rivedere un giorno, e un giorno, magari, lavorare con lei. La signora, candidamente, gli dice nuovamente Milano, a breve. A breve si rivedranno. Forse. Forse è impensabile. Un numero di cellulare è tutto. Agosto finisce ma l’estate è ancora tutta intera.
È arrivato settembre, dicevamo, ed insieme a quel mese che segna il passaggio ad un’aria nuova, arriva una telefonata. Da Milano. Gionata è invitato e atteso nel salone di stile più lussuoso nella capitale della moda. Ospite per quindici giorni da una zia, passeggia per Milano, visita la città nella sua eleganza senza fronzoli e aspetta il giorno dell’appuntamento decisivo. Un provino come assistenze personale del più grande innovatore del mondo dei capelli: Aldo Coppola. Questa è una chance senza eguali. È arrivato il suo turno, ci siamo. Corre a cambiarsi per la prova, è agitato, agitato parecchio. Lì, nel piano dedicato agli addetti ai lavori, prende la sua divisa dentro un armadietto, sul cui sportello legge una frase: ‹‹Preferisco cambiare il mondo piuttosto che viverlo così come mi è stato dato››. È un segno? Significa qualcosa? Non lo sappiamo, ma qualcosa succede di sicuro. Il messaggio sull’armadietto, a suo modo rivoluzionario, cambia le cose. Quel provino non lo farà mai Gionata, solo un biglietto di ritorno per casa. A ventidue anni apre il suo primo salone a Rose, l’emozione è forte, la sua insegna dice: Jonathan Hair Stylist, come si usa su, a Milano. È fatta, forse. Le donne in paese comprendono che è bravo e ritornano puntuali, sempre più numerose. I colori sono belli: una giovane sperimentazione di pigmenti su signore che non si accontentano. Ma non è ancora soddisfatto, qualcosa si è realizzato ma non è abbastanza. Pensa a qualcosa di più grosso, perché più grosso è quel sogno che esplode violento nella sua testa. È fame, desiderio, ambizione. É il 24 dicembre e una lista lunghissima di donne che lo aspettano. È una vigilia di Natale che prende però una piega inaspettata. Tutto chiuso. Chiuso non per ferie. Per follia. Per sogni più grandi. Apre un salone in città, a Rende, l’anno dopo. Non è più solo, al suo fianco una giovane donna che lo aiuta, si chiama Sara. Adesso si comincia davvero. I soldi per un salone elegante non ci sono subito, ma se la caverà. Adesso si comincia davvero, si ripete, come una mantra nella testa. Acquista il suo primo specchio bello, bellissimo, di quelli che hanno un designer alle spalle, e quel designer è francese, è Philippe Starck. Adesso è tutto cominciato davvero. Segue dei corsi seri con nomi di aziende importantissime tedesche, americane e francesi come Goldwell, Redken e Kérastase. Gionata ritorna a fare un corso a Milano, in quell’accademia dove, anni prima e molto giovane, il provino non lo aveva mai fatto. Oggi è bravo, si distingue, e stavolta la chance è più unica che rara: gli viene proposto di essere il primo stilista di un salone a Mosca. L’orgoglio e la paura sono sentimenti fortissimi e preso dal trambusto di intuizioni contrastanti, accetta. Primo stilista di un famoso salone a Mosca. Questo è il massimo, innegabile. Ma il sogno? Il sogno di cambiare il mondo piuttosto che tenerselo così com’è, finisce a Mosca? Torna a casa e qualcosa in lui, come è abituato a sentire, cambia e ci ripensa, inesorabilmente. Questa decisione gli creerà qualche grattacapo ma se la caverà, come sempre. I sogni si realizzano solo a casa. Ma non si realizzano da soli. Ritorna settembre, questa volta del 2012 e un’amica di Gionata gli parla di una promettente collega e Gionata , come un’intuizione, vuole a tutti i costi conoscerla. L’incontro con la giovane promettente in questione, Serena, avviene ed è magia sin da subito. Lei, stanca da tempo di Cosenza, e determinata ad andarsene a Milano, cambia i suoi progetti. Le parole, la loro intesa spirituale, lo stesso piglio creativo e un pizzico di innata follia, li convincono a creare una bella sinergia e, in poco tempo, nasce una partnership che si chiamerà ancora Jonathan Hair Stylist a Cosenza e a Catanzaro. Il sogno continua…
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29/11/2025
TikTok · jonathan hair stylist Dai un'occhiata al post di jonathan hair stylist.
22/11/2025
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22/11/2025
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