Dottoressa Hilda Mehmeti

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Percorso gravidanza, incluso ecografie morfologiche, flussimetria. Adolescenza, menopausa, ecografie

15/10/2026

Non c’è modo migliore di onorare la Giornata Mondiale della Consapevolezza sul Lutto Perinatale se non l’aggiornamento e riflessione al riguardo ❤️

Festival della longevità 04/10/2026

https://www.youtube.com/live/NUWdwjR2PVM?feature=shared

Festival della longevità Sabato 3 ottobreParco del Castello di Formigineore 16.00-17.30...

02/10/2026
12/08/2026

NO, NON É TUTTO OK.
Il manifesto pubblicitario di I-phone é la negazione di tutto ciò che la scienza sta cercando di dire al mondo e in particolare ai genitori dei bambini in età prescolare che oggi rappresentano la popolazione che ha maggiore bisogno di essere sensibilizzata nei confronti dei danni prodotti dai devices digitali in età precoce.

A me che da anni cerco di fare prevenzione su questo tema importantissimo - che è diventato una vera e propria emergenza di sanità pubblica - questo billboard appare come una provocazione gigantesca.

In realtà, questa immagine mostra in modo perfetto al mondo il lavoro sottile, costante e davvero patogeno con cui le Big Tech hanno cercato di convincere noi genitori, negli ultimi 15 anni, che i nostri figli non possono immaginare di diventare grandi senza avere in mano un device digitale.

La narrazione degli ultimi 15 anni - molto sostenuta anche da tanti specialisti di età evolutiva - è che il problema non è lo smartphone, ma come lo si usa. Ora gli esperti di marketing di i-Phone cercno di convincere i genitori che il problema non è più nemmeno legato a come lo si usa, perché è arrivato lo smartphone sicuro che non farà mai danni nella vita di un minore, ovvero lo smartphone del loro brand.

Il messaggio implicito che viene comunicato è che un bambino piccolissimo con in mano uno smartphone é cosa buona e giusta.

INVECE NO! É importante ribadirlo. É Importante sottolineare che la Società Italiana di Pediatria ha dato linee guida molto precise in questo senso, invitando tutti i genitori italiani a non consegnare uno smartphone ad uso personale a nessun figlio prima dei 13 anni.

Per questo, il messaggio di questo cartellone pubblicitario non solo racconta una grande bugia, ma contrasta anche con le linee guida di prevenzione proposte dei pediatri

E proprio per questo non dovrebbe essere visibile all'interno della nostra nazione.

Se volete avere evidenze scientifiche e davvero comprendere perché questa pubblicità é ingannevole e pericolosa leggete "Esci da quella stanza" (Mondadori) un libro che fornisce agli adulti conoscenze di ciò che la scienza ha scoperto rispetto al rischio per la salute fisica e mentale in età evolutiva connesso all'uso precoce degli strumenti digitali. Commentate e, se volete e potete, condividete questo messaggio con più genitori ed educatori possibili.

31/05/2026

“La mammografia fa più danni che benefici e va abolita”.
Questo ha stabilito lo Swiss Medical Board, che è l’organismo scientifico indipendente svizzero.
Hanno torto marcio. Ma hanno anche perfettamente ragione.
E vi spiego perché.
Partiamo dalla cosa più importante.
Da 40 anni sentiamo ossessivamente la stessa parola: prevenzione. Prevenzione del tumore al seno .
È la parola a mio avviso più sbagliata che la Medina abbia mai usato.
In italiano Prevenire significa impedire che qualcosa accada.
Quindi se io prevengo un incendio ,ad esempio , l’incendio non deve avvenire . Ma la mammografia non impedisce lo sviluppo di un tumore . Il tumore si sviluppa e noi lo cerchiamo. La parola corretta quindi è sorveglianza non prevenzione. Non è una distinzione semantica , è una distinzione che cambia la psicologia delle donne, cambia le aspettative. E quando la diagnosi purtroppo arriva, cambia il senso di colpa. Ma non sapete quante donne mi hanno detto ‘ ma io facevo la mammografia ogni anno, ma come è possibile che si è sviluppato un tumore ?’
È possibile perché la mammografia sorveglia , non previene.
Allora dove hanno ragione gli svizzeri? Sui numeri freddi dello screening di massa . La mammografia su popolazione generale previene statisticamente circa una morte per tumore ogni mille donne controllate. Non è quindi un numero miracoloso che le donne immaginano.
Ed esiste un problema reale di over diagnosi : tumori trovati e trattati con chirurgia o chemioterapia che forse non avrebbero dato problemi clinici in tutta la vita della paziente. Questi sono dati reali, verificabili e il sistema non ve li racconta . Ma dove sbagliano gli svizzeri ? Sbagliano perché guardano la popolazione e ignorano la persona.
La sorveglianza funziona. I dati italiani lo dimostrano meglio di qualsiasi altro paese. In Italia la sopravvivenza a 5 anni dal tumore al seno è dell’88%. Uno dei risultati più alti al mondo . Negli USA , ad es. è dell’ 83%. Il problema vero quindi non è la mammografia , è chi viene escluso dal sistema.
C’è una categoria intera che nessun programma di screening istituzionale guarda. E sono le donne in seconda e terza decade di vita. Vent’anni, venticinque, trenta , completamente invisibili al sistema. Le pazienti giovani che arrivano nel mio reparto arrivano tutte con lesioni palpabili , già cresciute, già avanzate
E questo non perché la medicina non potesse trovarle prima , ma perché il sistema le considerava troppo giovani per guardare.
Questo è il danno reale. Non la mammografia. Ma il vuoto intorno intorno alla mammografia.
E allora cosa dobbiamo fare?
Per prima cosa smettete di chiamarla prevenzione . È sorveglianza . Questo termine cambia tutta la prospettiva.
Secondo: se avete meno di quarant’anni non aspettate che il sistema vi chiami , perché non vi chiamerà.
Il mio consiglio clinico è : ecografia mammaria annuale dai 25 anni, se avete familiarità , dai 30 se non ce l’avete . Costa poco. Vale la vita.
La Svizzera ha visto il problema giusto ma ha dato a mio avviso la risposta sbagliata . Abolire la sorveglianza non salva nessuno. Migliorarla e personalizzarla le salva tutte.
La mammografia non previene niente , la mammografia trova, ed è già moltissimo se si ha il coraggio di guardare in tempo (…).

Roy de Vita

12/04/2026

Un farmacista di Mirandola con 3 dipendenti ha rifornito gli ospedali di tutto il mondo.

Non è uno slogan. È quello che è successo davvero — e probabilmente non ne hai mai sentito parlare.

Mirandola è un paese in provincia di Modena, 24.000 abitanti, Pianura Padana. Non è Milano, non è Boston, non è Zurigo. È il tipo di posto che non comanda mai la scena.

Eppure nel 1962, in quella pianura, un farmacista di nome Mario Veronesi aprì una piccola officina. Si chiamava Miraset. Aveva 3 dipendenti. Produceva raccordi di plastica per le flebo — roba che allora nessuno fabbricava in serie in Italia.

Quell'intuizione — un raccordo di plastica monouso — era apparentemente banale. In realtà era una leva.

Da Miraset nacque Dasco: il primo rene artificiale prodotto con successo su scala industriale al mondo. Acquistata poi da Sandoz. Da lì Dideco, specializzata in ossigenatori per cardiochirurgia — finita dentro Pfizer. Poi Miramed, poi Baxter, poi Bellco, poi Medica, poi decine di altre aziende. Ognuna uscita dalla precedente come cerchi nell'acqua.

Ogni volta che un paziente va in dialisi in Germania, in Giappone, negli Stati Uniti — c'è una probabilità concreta che il dispositivo che gli purifica il sangue sia stato progettato o prodotto a Mirandola.

Aspetta.

Oggi quella striscia di terra tra Mirandola, Medolla e Novi di Modena è il primo distretto biomedicale d'Europa e il secondo al mondo per produzione di dispositivi monouso per dialisi, cardiochirurgia e rianimazione. Non secondo in Italia — secondo al mondo.

La chiamano la Silicon Valley padana. Ma a differenza di quella californiana, questa non ha mai avuto bisogno di un'identità di marca. Il mondo della medicina la usa ogni giorno, senza sapere dove si trova.

Tutto è partito da un farmacista, un'officina, e 3 persone.

In breve:
Nel 1962 Mario Veronesi apre Miraset a Mirandola con 3 dipendenti e raccordi di plastica per flebo
Da quella singola azienda nascono a catena Dasco (rene artificiale), Dideco (cardiochirurgia/Pfizer), Miramed (Baxter) e decine di altre
Oggi Mirandola è il primo distretto biomedicale d'Europa e il secondo al mondo per dispositivi monouso

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Presso Polistudio Martone, Via Deledda 22
Formigine
41043

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 19:30
Martedì 09:00 - 12:30
15:00 - 18:30
Mercoledì 14:00 - 18:30
Giovedì 08:40 - 13:00
Venerdì 08:40 - 13:00

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